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Vernici PFAS-free: sostenibilità e nuove esigenze della verniciatura industriale

di Fabio Caramel

La composizione chimica dei prodotti utilizzati nei processi industriali sta assumendo un peso sempre maggiore nella definizione dei capitolati di fornitura. Accanto ai tradizionali requisiti relativi a colore, adesione, resistenza e qualità estetica, sempre più aziende richiedono che i propri componenti siano trattati utilizzando vernici PFAS-free.

Non si tratta semplicemente di una nuova tendenza legata alla sostenibilità. Per molti committenti il PFAS-free sta diventando un vero e proprio requisito tecnico e di procurement, introdotto all’interno delle specifiche di prodotto o richiesto lungo la supply chain.

Per un’azienda che opera nella verniciatura conto terzi questo significa essere in grado di recepire il requisito, individuare formulazioni adeguate e, soprattutto, verificare che il nuovo ciclo continui a garantire le prestazioni estetiche e funzionali previste per il componente.

Il tema si inserisce in un percorso più ampio verso una verniciatura industriale sempre più sostenibile, che coinvolge formulazioni, emissioni, consumi, scarti e ottimizzazione dei processi produttivi.

Cosa significa PFAS-free nella verniciatura industriale?

Quando un cliente richiede una vernice PFAS-free, il primo passaggio consiste nel comprendere esattamente quale requisito debba essere rispettato.

In termini generali, una formulazione PFAS-free è una vernice per la quale viene richiesta l’assenza delle sostanze per- e polifluoroalchiliche comprese nel perimetro definito dalla specifica del cliente o dalla dichiarazione del produttore. Dal punto di vista industriale, però, è importante evitare interpretazioni troppo generiche.

Il capitolato può infatti prevedere criteri differenti: ad esempio l’assenza di PFAS intenzionalmente aggiunti, particolari limiti analitici oppure l’esclusione di specifiche famiglie di sostanze. Per questo motivo la definizione del requisito deve essere accompagnata dalla documentazione tecnica del produttore della vernice e dalle specifiche concordate con il committente.

Per chi commissiona la lavorazione, quindi, PFAS-free non significa semplicemente scegliere una vernice con una diversa etichetta commerciale. Significa inserire un nuovo parametro nella progettazione del rivestimento.

È inoltre fondamentale distinguere due livelli:

  • la composizione della vernice, che deve rispondere al requisito PFAS-free richiesto;
  • le prestazioni del coating, che devono continuare a rispettare le specifiche tecniche ed estetiche del componente.

È proprio questa seconda parte a rendere il tema particolarmente rilevante nella verniciatura industriale conto terzi. Una formulazione può essere conforme dal punto di vista della composizione, ma deve comunque essere validata sul materiale, sulla geometria e sull’impiego effettivo del prodotto.

Vernici PFAS-free

Perché cresce la richiesta di vernici PFAS-free?

L’attenzione verso i PFAS deriva innanzitutto dalla crescente sensibilità nei confronti delle sostanze caratterizzate da una forte persistenza ambientale. Ma nel mondo industriale il fenomeno è ormai molto più ampio e coinvolge direttamente strategie aziendali, procurement e gestione della supply chain.

Grandi gruppi industriali e aziende che operano su mercati internazionali stanno progressivamente introducendo criteri più stringenti nella selezione di materiali, trattamenti e fornitori. Questo può avvenire nell’ambito di politiche ESG, programmi interni di riduzione delle sostanze considerate critiche oppure come anticipazione dell’evoluzione della normativa europea.

Di conseguenza, il requisito viene trasferito lungo la catena di fornitura: dal produttore del prodotto finito al fornitore del componente, fino all’azienda incaricata del trattamento superficiale.

È una dinamica che Nordest LINE sta riscontrando anche nei nuovi progetti industriali, dove alla richiesta di una determinata finitura si affiancano con maggiore frequenza specifiche relative alla composizione dei prodotti utilizzati.

Per il verniciatore industriale significa quindi evolvere da semplice applicatore a partner tecnico capace di gestire contemporaneamente requisiti estetici, prestazionali, produttivi e ambientali.

PFAS-free senza rinunciare alle prestazioni del rivestimento

Eliminare o evitare determinate sostanze nella formulazione non può significare ridurre automaticamente le prestazioni richieste alla superficie.

Una vernice PFAS-free deve essere selezionata e validata considerando gli stessi parametri che vengono normalmente utilizzati per progettare un ciclo di verniciatura industriale.

Tra gli aspetti principali possono rientrare:

  • adesione al substrato;
  • durezza superficiale;
  • resistenza all’abrasione;
  • resistenza al graffio;
  • resistenza chimica;
  • comportamento in presenza di detergenti, creme, alcool o altre sostanze previste dall’utilizzo finale;
  • qualità estetica;
  • livello di brillantezza oppure opacità;
  • uniformità della superficie;
  • stabilità del colore;
  • durabilità del rivestimento.

Le prestazioni realmente necessarie cambiano naturalmente in funzione del prodotto. Un componente destinato al settore cosmetico presenta condizioni d’impiego differenti rispetto a un elemento automotive, a un accessorio d’arredo o a un componente tecnico.

Il concetto fondamentale rimane però lo stesso: la sostenibilità della formulazione non sostituisce la prestazione tecnica. Entrambi gli aspetti devono essere considerati contemporaneamente nella progettazione del ciclo.

Passare a una vernice PFAS-free significa validare l’intero ciclo di verniciatura

Uno degli errori più comuni sarebbe considerare il passaggio a una formulazione PFAS-free come una semplice sostituzione della “vernice A” con la “vernice B”.

Nella realtà produttiva una vernice è soltanto uno degli elementi che determinano il risultato finale.

Quando cambia la formulazione può essere necessario rivalutare:

  • il materiale del substrato;
  • la preparazione e la pulizia della superficie;
  • l’eventuale utilizzo di primer;
  • la compatibilità tra fondo e finitura;
  • viscosità e parametri di applicazione;
  • pressione e modalità di nebulizzazione;
  • spessore del film verniciante;
  • tempi e condizioni di essiccazione o polimerizzazione;
  • adesione finale;
  • uniformità e resa estetica;
  • resistenza chimica e meccanica richiesta.

Per questo motivo la campionatura preliminare assume un ruolo fondamentale. Permette di applicare il ciclo sul componente reale, verificare la finitura ottenuta ed eseguire, quando necessario, i test previsti dal capitolato.

Ma la campionatura rappresenta solo una parte del processo. Una soluzione tecnicamente valida deve successivamente poter essere industrializzata e ripetuta in modo stabile: il risultato ottenuto sul primo campione deve poter essere riprodotto sulle produzioni successive mantenendo gli stessi standard.

È questa capacità di trasformare una formulazione in un processo controllato che distingue la sperimentazione di laboratorio dalla vera verniciatura industriale.

Vernici PFAS-free su plastica, vetro e metallo

Non esiste un ciclo di verniciatura PFAS-free valido indistintamente per qualsiasi superficie. Il comportamento del coating dipende fortemente dal materiale da verniciare.

Sulle materie plastiche, ad esempio, devono essere considerate l’energia superficiale, l’adesione della vernice, la compatibilità chimica e la sensibilità del materiale alle temperature utilizzate durante il ciclo.

Sul vetro diventano particolarmente importanti la pulizia della superficie, la preparazione del substrato e la capacità del ciclo di garantire un’adesione stabile nel tempo.

Sui componenti metallici, invece, il risultato dipende anche dalle condizioni iniziali della superficie e dagli eventuali pretrattamenti necessari prima dell’applicazione della finitura.

Alla natura del substrato si aggiungono poi altri fattori: geometria del componente, zone difficili da raggiungere, spessori richiesti, destinazione d’uso e caratteristiche estetiche.

Per questo Nordest LINE sviluppa cicli di verniciatura industriale a liquido per semilavorati in plastica, vetro e metallo valutando il trattamento in funzione del componente e delle specifiche richieste dal cliente.

PFAS-free, VOC e vernici all’acqua: aspetti diversi della stessa evoluzione

Quando si parla di sostenibilità nella verniciatura è importante distinguere concetti che vengono spesso utilizzati impropriamente come sinonimi.

PFAS-free e basso contenuto di VOC non significano la stessa cosa.

Il requisito PFAS-free riguarda la presenza o l’assenza di determinate sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS all’interno della formulazione, secondo il perimetro definito dalle specifiche applicabili.

I VOC, o composti organici volatili, riguardano invece sostanze che possono volatilizzare durante l’impiego della vernice e le relative emissioni nell’atmosfera.

Anche l’impiego di vernici a base acqua rappresenta un ulteriore tema distinto. Queste formulazioni permettono di ridurre significativamente il ricorso ai solventi organici in molte applicazioni, ma una vernice all’acqua non può essere automaticamente definita PFAS-free solo perché utilizza l’acqua come principale veicolo della formulazione.

Allo stesso modo, una formulazione PFAS-free non è necessariamente priva di VOC.

Un processo di verniciatura più sostenibile nasce quindi dalla combinazione di più scelte: composizione delle vernici, riduzione dei solventi, gestione delle emissioni, efficienza di applicazione, consumi e riduzione degli scarti.

Abbiamo approfondito specificamente uno di questi aspetti nell’articolo dedicato alla riduzione delle emissioni VOC e alla Direttiva 2010/75/UE.

Oltre alla formulazione: rendere più sostenibile il processo di verniciatura

La sostenibilità di un trattamento superficiale non può essere valutata esclusivamente osservando la composizione della vernice.

Anche il modo in cui il prodotto viene applicato incide sull’efficienza complessiva del processo.

Tra gli aspetti che possono contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale di una linea di verniciatura troviamo:

  • la selezione di formulazioni più evolute;
  • l’impiego di vernici a base acqua quando tecnicamente possibile;
  • la riduzione dell’utilizzo di solventi;
  • il controllo delle emissioni in atmosfera;
  • la riduzione dell’overspray;
  • una maggiore efficienza di trasferimento della vernice sul componente;
  • l’ottimizzazione dei consumi di prodotto;
  • la riduzione degli scarti;
  • la stabilizzazione dei parametri applicativi;
  • una maggiore ripetibilità del processo produttivo.

In questa direzione si inserisce anche il sistema NitroThermSpray® utilizzato da NordestLINE per la verniciatura a spruzzo.

La tecnologia utilizza azoto opportunamente trattato al posto dell’aria compressa tradizionale, favorendo una nebulizzazione più controllata e una migliore deposizione della vernice sul pezzo. L’aumento dell’efficienza di trasferimento permette di contenere l’overspray e il consumo di prodotto, mentre il controllo del processo contribuisce a migliorare distensione, adesione e uniformità della finitura.

Nordest LINE utilizza inoltre aree distinte per lavorazioni con vernici a solvente e con vernici all’acqua, potendo quindi configurare il processo sulla base delle specifiche esigenze del progetto.

Il tema è approfondito nella nostra guida alla sostenibilità nella verniciatura industriale e alla riduzione dei VOC.

Cosa sono i PFAS e perché se ne vuole ridurre l’impiego?

Con il termine PFAS si indica una grande famiglia di sostanze per- e polifluoroalchiliche. Comprende migliaia di sostanze sintetiche caratterizzate dalla presenza di legami carbonio-fluoro particolarmente forti.

Questa caratteristica ha contribuito al loro impiego in numerose applicazioni industriali grazie a proprietà differenti, come resistenza chimica, termica o capacità di modificare il comportamento superficiale dei materiali. L’impiego di sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS è documentato anche nel settore dei coating, delle pitture e delle vernici.

La stessa stabilità chimica che rende interessanti molti PFAS dal punto di vista tecnico rappresenta però uno degli elementi alla base dell’attuale attenzione ambientale: numerose sostanze appartenenti a questa famiglia sono estremamente persistenti nell’ambiente e possono essere trasportate anche a grande distanza dalla fonte di emissione. ECHA evidenzia inoltre la presenza di contaminazioni da PFAS nelle acque sotterranee, nelle acque superficiali e nei terreni.

Da qui nasce la crescente attenzione scientifica e normativa e, parallelamente, la scelta di molte aziende di anticipare l’evoluzione regolatoria attraverso programmi di progressiva sostituzione e specifiche PFAS-free.

Al momento non è tuttavia corretto affermare in termini generali che i PFAS siano vietati nell’Unione Europea. Sono già in vigore restrizioni relative a specifiche sostanze o applicazioni e il quadro normativo è in evoluzione. Nell’ambito di REACH è in corso il procedimento per una più ampia restrizione dei PFAS nell’UE e nello Spazio Economico Europeo.

Nel marzo 2026 il Comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA (RAC) ha adottato il proprio parere finale e il Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC) ha pubblicato una proposta di parere favorevole a un’azione europea ampia, prevedendo possibili deroghe mirate per gli utilizzi nei quali le alternative non risultino ancora tecnicamente o socioeconomicamente adeguate. La decisione normativa definitiva spetterà successivamente alla Commissione Europea insieme agli Stati membri.

Parallelamente sono già entrate in applicazione misure specifiche: dal 12 agosto 2026, ad esempio, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio prevede limiti specifici ai PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti.

Per le aziende industriali questo scenario rende ancora più importante controllare le specifiche applicabili al proprio prodotto e mantenere un dialogo costante con produttori di vernici, fornitori e partner responsabili dei trattamenti superficiali.

Vernici PFAS-free: dalla richiesta del cliente alla produzione industriale

Integrare un requisito PFAS-free all’interno di una produzione industriale richiede quindi un metodo strutturato.

Il percorso può essere sintetizzato in alcune fasi fondamentali:

  1. analisi del componente e della sua destinazione d’uso;
  2. identificazione del substrato e delle sue caratteristiche;
  3. raccolta delle specifiche tecniche e dei requisiti PFAS-free richiesti dal committente;
  4. selezione della formulazione e del ciclo di verniciatura più adatti;
  5. campionatura sul componente reale;
  6. messa a punto dei parametri applicativi;
  7. test e validazione della superficie ottenuta;
  8. industrializzazione del ciclo;
  9. controllo della ripetibilità nelle produzioni successive.

Questo approccio è particolarmente importante quando il requisito PFAS-free viene inserito all’interno di capitolati complessi che comprendono contemporaneamente colore, brillantezza, resistenza chimica, adesione o altre caratteristiche funzionali.

Nordest LINE lavora abitualmente con componenti destinati a differenti settori industriali, tra cui automotive, arredamento, cosmetica e packaging, applicando cicli di verniciatura su plastica, vetro e componenti metallici.

Quando viene richiesto un nuovo requisito relativo alla formulazione, il punto di partenza rimane sempre lo stesso: analizzare il componente e verificare sul prodotto reale la compatibilità tra materiale, ciclo applicativo e risultato richiesto.

Solo dopo questa fase è possibile trasformare una soluzione tecnicamente valida in un processo produttivo stabile.

PFAS-free e sostenibilità: nuovi requisiti per la verniciatura industriale

La crescente richiesta di vernici PFAS-free rappresenta un esempio concreto di come stiano cambiando le esigenze della manifattura industriale.

Oggi il trattamento superficiale non viene più valutato esclusivamente sulla base del colore o della qualità estetica. Entrano in gioco la composizione delle formulazioni, la documentazione dei prodotti utilizzati, l’impatto del processo, la conformità ai capitolati e la capacità di anticipare requisiti destinati a diventare sempre più importanti lungo le supply chain europee.

Per un verniciatore conto terzi significa assumere un ruolo sempre più tecnico: non limitarsi ad applicare una vernice, ma gestire l’interazione tra substrato, formulazione, preparazione della superficie, parametri applicativi e prestazioni finali.

Il risultato deve conciliare tre obiettivi che non possono essere considerati separatamente: sostenibilità della soluzione, prestazioni del rivestimento e ripetibilità industriale.

NordestLINE mette a disposizione la propria esperienza nella verniciatura industriale a liquido (anche conto terzi) per valutare nuovi cicli e specifiche tecniche su componenti in plastica, vetro e metallo. Attraverso campionatura, messa a punto del processo e controllo del risultato finale è possibile individuare la soluzione più adatta alle esigenze estetiche, funzionali e produttive del progetto.

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